Home arrow Haberler
Home
Airport
Astronomie
Atomuhr
Auto
Cafe' Conzept
D Abgeordnete
Bank
D Bundeskanzler
D Banken
D Bundespräsident
D Grundgesetz
D BGB
D HGB
D StGB
D StVO
D StVZO
D Domain-Host
D Kennzeichen
D Krankenkassen
D PLZ
D Versicherer
D Vorwahlen
Erfinder
Flaggen / Bayrak
Herberge - Waldhaus
Haberler
Hauptstädte
Jobfinder
Kleinanzeigen
Link
Link - HP eintragen
Länderkennzeichen
Milliarder
Nachrichten
Nonillion
Nobel
Nobel Ödülleri
Periodensystem
Rakı
T.C. Atatürk
T.C. ANAYASASI
T.C. Basbakanlar
T.C. Bakanlari
T.C. Cumhur B.
T.C. Genelkurmay B.
T.C. Milletvekilleri
T.C. TBMM BAŞKAN
T.C. Erzincan
T.C. Ahmetli
T.C. Plakalari
T.C. Gazeteler
T.C. Radyolar
T.C. TV
T.C. Üniversiteleri
Türklere vize
Unternehmen/Sirkt.
Wappen / Forslar
Foto Galeri
Kontakt
Suche / Ara
D Zivilprozessordnung
Länder / Ülkeler
Heute: 42
Gestern: 256
Monat: 5920
Total 546091
Seiten Monat 27513
Seiten Total 2404124
Seit: 2007-07-04
Kein Benutzer Online
 
Haberler
Kataweb NewsControl
Commenta e vota le news del web

  • Mulini d’Autunno
    La nuova estate d’autunno, calda calda come una ciambella appena uscita dalla fornarella della cucina di casa, è già iniziata. Scioperi senza sciroppo e piazze gremite all’inverosimile del popolo viola, - gente giovane e senza esperienza con il limone agro spremuto in testa al posto del cervello ? che, fatta una veloce conta alla ?milionata per [...]








  • Pdl-Lega divisi sull’Udc, oggi vertice decisivo Cambio di rotta, il Pd si converte al “voto oraâ€
    L'appuntamento a Villa Campari, sulle sponde del Lago Maggiore. Bossi e Berlusconi faccia a faccia per discutere del voto. Bossi è contrario, più disponibile a posticipare le elezioni.








  • Hercole.it - Notizie Politica: Famiglia Cristiana contro Berlusconi: “Ha diviso i cattoliciâ€
    Duro affondo di Famiglia Cristiana al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In un editoriale dal titolo "Il Cavaliere rampante e la Costituzione dimezzata - Verso le elezioni. La sfida del premi








  • «Con Berlusconi l’Italia declina» Anche il Wall Street Journal lo boccia
    L'Italia sta declinando. E «immaginate che cosa potrebbero ottenere gli italiani se Berlusconi non tenesse le sue promesse di dinamismo ostaggio di una lotta politica senza esclusione di colpi». È la conclusione di un editoriale che il Wall Street Journal dedica oggi alla crisi politica italiana, intitolato «Circo Romano».

    Il principale quotidiano finanziario statunitense formula un giudizio impietoso sulla situazione del Paese dopo una sintetica ricostruzione della crisi in seno al Popolo della Libertà, con i contrasti tra il premier e il presidente della Camera Gianfranco Fini, e con l'ultimatum di Berlusconi sui cinque punti programmatici per l'esecutivo.

    «Intanto - si legge nell'editoriale - l'Italia declina. Gli elettori hanno eletto Berlusconi sulla promessa di ridurre lo Stato. E ciò che hanno ottenuto, invece, è una sfilata senza fine di voti di fiducia, scandali insignificanti, relativa stagnazione economica e burocrazia sclerotica. Per fare solo un esempio, la Banca Mondiale afferma che ci vogliono in media 1.210 giorni per far applicare un contratto in Italia, e che tale “servizio” pubblico costa a una media impresa italiana il 68,4% dei suoi utili».

    «Dato questo caos - conclude l'editoriale del Wall Street Journal - è una prova dell'inventiva e della verve degli italiani, il fatto che ancora riescano a produrre alcuni dei brand più di successo del mondo e a mantenere un ragionevole livello di vita. Immaginate che cosa potrebbero ottenere gli italiani se Berlusconi non tenesse le sue promesse di dinamismo ostaggio di una lotta politica senza esclusione di colpi».









  • Sisma e concorrenza frenano l’ex perla del turismo marino d’Abruzzo
    Vieni via! Vieni via! Luigi, vieni via di lì!» Le grida lo raggiungono mentre lui avanza in mezzo ai tavolini. «Dai, c’è posto qui, e ci prendiamo un aperitivo». Risponde convinto Luigi. «Vieni via!» Insiste la donna. A quel punto la gente seduta inizia a incuriosirsi e qualcuno anche a preoccuparsi. Sono seduto nel bar a fianco e seguo la scena senza capire cosa stia succedendo. «Luigi vieni via!» Stavolta interviene con maggiore energia un altro uomo. «Non lo vedi che lì è pieno di comunisti e pure quelli del culattone». Il cameriere a quel punto esce sulla porta del bar, li guarda, e con aria tra la disperazione e la commiserazione, spalanca le braccia. La gente rumoreggia e poi inizia a ridere quando si accorge che sempre il cameriere indica le bandiere di Sinistra, ecologia e libertà che sventolano sul balcone dell’appartamento sopra il bar. La baldanzosa compagnia di milanesi ha lasciato tutti senza parole. Ce ne vorrà ancora di tempo prima che si esaurisca il carniere dei pregiudizi.

    Tappe | Video

    Un’ora prima avevo sentito un’altra critica a Vendola. Per fortuna non sui suoi gusti sessuali, ma sulla scarsa attenzione che dimostrerebbe nei confronti del Gargano. «Qui non è amato perché non ci considera affatto. Anzi, sostiene che siamo dei mafiosi in doppiopetto». Parto da Vieste un po’ a malincuore. È un arrivederci alla Puglia che tanto mi ha entusiasmato. Mi attendono duecentocinquanta chilometri davvero noiosi. La statale 16, l’Adriatica, con i suoi mille chilometri esatti è la strada più lunga d’Italia. Arrivo a Silvi marina, che era stata una tappa del nostro Serra venticinque anni fa. Tutto preso dal raccontare di un biliardino, non ne aveva però parlato molto. La cittadina è stata per tanto tempo la perla del turismo balneare abruzzese. Poi la globalizzazione e la concorrenza è arrivata anche qui, e malgrado i discreti servizi e un mare tutto sommato decente con una bella spiaggia, da diverse stagioni non raggiunge più i numeri di una volta.

    «Un anno fa qui la situazione era profondamente diversa. - Mi racconta Domenico Mazzone, portavoce del sindaco. - La sera dopo il terremoto sono arrivate 2.000 persone, e nelle settimane successive siamo arrivati a picchi di 3.800 presenze. C’è stata una partecipazione e una solidarietà eccezionale. Ognuno si rendeva disponibile per qualsiasi cosa, e abbiamo così potuto fronteggiare meglio questa emergenza drammatica». Elena ed Ennio si ricordano bene quei momenti e quest’anno sono tornati a passare le vacanze nello stesso albergo. «Noi dovevamo sposarci dopo Pasqua. Stavamo finendo di sistemare la casa quando le scosse di quella notte ce l’hanno distrutta completamente». Insieme con l’abitazione stava svanendo il loro sogno d’unione; almeno a breve. «A Paganica non c’era una tendopoli e così ci hanno portati all’hotel Abruzzo marina. Il direttore Alì è stato il primo ad ospitarci, e per noi, per diversi mesi fino a novembre, l’albergo è diventata la seconda casa». Elena ha iniziato subito a fare la volontaria e lavorava in cucina. «Un giorno il signor Alì ha saputo che noi dovevamo sposarci. Così ha organizzato una grande festa offrendoci tutto. Il primo agosto eravamo quasi trecento persone ed è stato commovente».

    Di storie come queste ce ne sono tante e nella hall dell’albergo ci sono le foto e le dediche di ringraziamento. Mohamed Alì, il manager che gestisce l’hotel, ha un doppio passaporto perché arrivato dall’Egitto vent’anni fa, ora è cittadino italiano. È laureato in turismo e ha lavorato in grandi alberghi come lo Sheraton di Genova. «Ho scelto l’Italia perché mi piace il suo popolo. Il nostro albergo ha aperto subito le porte alle persone che arrivavano con i camion dei militari e con i pullman. Avevano perso tutto ed era nostro dovere aiutarli». Tanta gente, come Elena ed Ennio, torna a trovarlo. Non potrà più farlo un ragazzino di quattordici anni che era diventato la mascotte della cucina. Appena messa in piedi una tendopoli, era voluto tornare, tra i primi, a casa sua. Aveva battuto il terremoto. Gli è stato fatale un incidente in motorino. A Silvi marina tutto sembra tornato come prima, ma nelle prime pagine dei giornali e in molte conversazioni quei giorni sono ancora vivi e presenti.


    Tappe | Video










  • Pdl-Lega divisi sull’Udc, oggi il vertice decisivo Cambio di rotta, il Pd si converte al “voto oraâ€
    L'appuntamento a Villa Campari, sulle sponde del Lago Maggiore. Bossi e Berlusconi faccia a faccia per discutere del voto. Bossi è contrario, più disponibile a posticipare le elezioni.








  • Vendola: «Primarie subito Ok ticket con Chiamparino, ma… »
    «Organizziamo ora le primarie, subito». Lo dice il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola in una intervista a Repubblica. «Le primarie non vanno vissute come una mossa sulla scacchiera del politicismo, ma come l'apertura di un processo virtuoso, dobbiamo dire che c'è un'Italia migliore di questa».

    Sul ticket con Chiamparino, il leader di Sinistra ecologia e libertà commenta: «Chiamparino è un grande amministratore, la sua candidatura è un fatto positivo. Ma quando si attiva un processo democratico come questo, sai come si apre e non sai come si chiude. Vediamo cosa riusciamo a suscitare e cosa decide il popolo»

    Ma il sindaco di Torino ha liquidato così, al Tg3, la proposta: «Il ticket Chiamparino-Vendola rientra nel chiacchiericcio agostano che condisce qualsiasi salsa e non nella costruzione di una serie alternativa a Berlusconi». Poi chiarisce: «fuori dai chiacchiericci agostani, io sono pronto a dare il mio contributo a costruire le proposte programmatiche e la leadership conseguente».

    Da parte sua, sempre al quotidiano la Repubblica, Vendola dice anche di non avere «paura» di discutere con nessuno e di essere pronto a parlare anche con «l'arcipelago cattolico» ad esempio sui «10 milioni di italiani, vecchi e bambini, che vivono a rischio di abbandono». E sulle alleanze? «Penso sia sbagliato costruire delimitazioni ideologiche di quello che può essere il campo di una coalizione alternativa alle destre. Per me la priorità assoluta è la costruzione del cantiere e questo si fa attraverso le primarie». Ma il governatore della Puglia avvisa: «Se il filo con cui vengono cucite le alleanze è il trasformismo esse vivranno di una precarietà di fondo». Quindi, osserva, «non bisogna replicare una coalizione in forma di assemblaggio di grandi e piccoli cespugli, ognuno proteso all'autopromozione. Così è finito il governo Prodi che pure era partito con una buona idea, quella fabbrica del programma che puntava a un'idea di futuro».

    Infine da registrare il commento rilasciato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno a Sky: «Quello che temo di più come avversario (in caso di elezioni, ndr) è Chiamparino, che ha più spessore, più capacità di governo e concretezza. Vendola sarebbe per noi un ottimo avversario, perché sono convinto che sarebbe fin troppo facilmente battibile».










  • Mogadiscio, mercato bombardato Almeno 6 civili uccisi
    Sono ripresi violenti scontri a Mogadiscio all'alba tra le forze del governo sostenute dai «berretti verdi» dell'Unione Africana e gli integralisti islamici. Secondo testimoni, sei civili sono morti. E la capitale somala sembra sempre più ingovernabile. Più di 80 persone sono state uccise finora nella capitale da lunedì, quando il gruppo al Shabaab aveva avvertito che avrebbe intensificato la sua guerra al fragile governo di transizione.

    Benedetto XVI chiede che la comunità internazionale «non risparmi sforzi per ristabilire il rispetto della vita e dei diritti umani» nel paese africano. «Sono vicino alle famiglie delle vittime e a tutti coloro che in Somalia soffrono a causa dell'odio e dell'instabilità».

    I ribelli islamici di al Shabaab legati ad al Qaida, autori dell'attacco all'hotel, hanno cercato di assalire il palazzo presidenziale ma sono stati respinti dai bombardamenti dell'esercito governativo. Lo ha riferito un funzionario dell'esercito.

    Un intenso bombardamento, con colpi di mortaio, ha coinvolto il mercato di Bakara, il più importante di Mogadiscio. Secondo quanto riferisce l'inviato della tv araba al-Jazeera, i razzi sarebbero lanciati dalle forze governative per colpire le basi dei Giovani Mujahidin (Shabab) presenti nella zona. Al momento si contano sei morti e 25 feriti tra i civili che vivono nell'area.

    Gli scontri sono scoppiati su diversi fronti a nord e sud della capitale dopo che c'erano stati colpi d'artiglieria pesante durante la notte. All'hotel Huna martedì due ribelli islamici-kamikaze delle milizia Shebab, vestiti da soldati governativi, hanno falcidiato una trentina di persone, tra cui 6 deputati, prima di farsi saltare in aria.

    Secondo testimoni, i sei civili sono morti perché un colpo di mortaio ha colpito le loro case: «Ho visto i cadaveri di sei persone stamane, quattro in un posto, gli altri due nel quartiere di Yaqshid», ha riferito Muhidin Ali, un testimone locale. I servizi di ambulanza hanno raccolto 18 civili feriti. Ma anche i ribelli del movimento Shebab, legati ad al-Qaeda, hanno rivendicato la vittoria. «I nostri uomini hanno giocato d'anticipo stamane e ci sono stati scontri attorno alle posizioni difensive del governo apostata e delle truppe cristiane d'invasione che le appoggiano», ha riferito Sheik Abdiaziz Abu-Muscab, portavoce delle operazioni militari di Shebab. «Grazie ad Allah, abbiamo ucciso molti soldati e i combattenti Mujahideen adesso hanno il pieno controllo delle loro roccaforti».










  • Chiamparino: ticket con Vendola? Meglio Letta
    Prende corpo l'idea del tandem per la corsa a premier. L'alleanza con Casini sembra ormai
    tramontata. Il sindaco di Torino assicura: comunque sono pronto a dare il mio contributo.








  • La guerra ai rom di Sarkozy Boomerang razzismo
    Le ruspe hanno abbattuto ieri altri due campi rom, nei sobborghi di Lille, preannuncio di nuove espulsioni. Non c’è stato bisogno di scomodare la forza pubblica, invece, perché intorno al presidente Sarkozy cominciasse a franare il consenso, persino all’interno della sua famiglia politica. La plateale cacciata dei rom dal territorio francese doveva essere la panacea di tutti i mali per puntellare una presidenza traballante, così almeno è stata interpretata. Ma stavolta è come se il meccanismo si fosse inceppato, il giocattolo della paura non ha funzionato. La popolarità di Sarkozy non si è impennata, con variazioni minime i sondaggi la danno intorno al 34-35%. E anche se qualcuno gli concede un 2% di rimonta sull’onda della campagna anti-rom, non cambia la sostanza di un dimezzamento dei consensi dalle elezioni del 2007. E se fosse che a forza di agitare la bandiera della paura, Sarkozy avesse lanciato un boomerang pronto a ripiombargli adosso come pronostica Ségolène Royal?

    È stato con qualche sorpresa che a Liberation hanno letto i dati dell’ultimo dei sondaggi periodici commissionati dal quotidiano. Il 55% dei francesi vorrebbe all’Eliseo un socialista. Tra i due schieramenti ci sono 20 punti di differenza a favore della sinistra. I muscoli di Sarkozy non fanno più impressione. «Il che non vuol dire che la politica della sicurezza non serva più a guadagnare consensi. Ma sembra che non serva più a Sarkozy», spiega Eric Jozsef, corrispondente di Liberation a Roma. Dieci anni a schiacciare lo stesso pedale della paura, prima da ministro dell’interno, quando mordeva il freno perché doveva sottostare a premier che non lo assecondavano, e poi da presidente hanno finito per togliergli credibilità. Perchè se il problema sicurezza è ancora sul tavolo, «vuol dire che la sua politica era sbagliata».

    Equazioni sbagliate Stando a un sondaggio della Csa pubblicato il 12 agosto, il 69% dei francesi considera inefficace la politica securitaria del presidente. Il 49% pensa che l’immigrazione abbia «poco o niente» a che fare con l’insicurezza, che per la maggioranza è invece legata a fattori sociali: il lavoro che non c’è, la crisi, l’economia che ristagna. Quando a fine luglio Sarkozy ha annunciato a Grenoble misure anti-rom e la revoca della cittadinanza per i naturalizzati francesi che avessero commesso dei crimini, in piazza è stato fischiato. «Grenoble è uguale a Chicago. E al Capone è uguale a Sarkozy», c’era scritto su uno striscione. Perché, e in questo la politica muscolare di Sarkozy non si discosta poi tanto da quella italiana, nel gran rimestare sulla sicurezza Sarkozy ha prodotto soprattutto molti annunci. «In questi anni sono stati tagliati 9000 funzionari di polizia - dice Jozsef - ma poi si spettacolarizza l’espulsione di 700 rom. C’è stata una precisa volontà di mettere l’accento su questa pratica: nel 2009 le espulsioni sono state quasi 11.000 e nessuno se ne era accorto. Come quando in Italia si fanno i respingimenti in mare e non si dice che la maggior parte degli immigrati arriva magari con un visto per studiare. Sarkozy è già in campagna elettorale, è in crisi di popolarità e cerca di ripescare voti nella destra estrema, quella di Le Pen».

    Un’arma a doppio taglio, questa. Perché - e le polemiche in Francia lo dimostrano - il presidente ha finito per scontentare il suo partito, l’Ump, la destra moderata e sociale, senza contare il Papa. Lo ha attaccato l’ex premier De Villepin e ieri anche Raffarin, che ha ricordato al presidente che «il pensiero politico non deve essere la monocultura della sicurezza». E non è poi detto che Sarkozy convinca l’elettorato del Fronte nazionale, che rivendica la primogenitura degli slogan xenofobi. Perché più che ispirarsi a Maroni, che pretende di aver fatto scuola, l’Eliseo fruga in soffitta. Ma rischia di trovare solo roba che non funziona più.









  • D’ALEMA, BIPOLARISMO DA RIFONDARE NON DA SMANTELLARE
    'La questione non e' smantellare il bipolarismo che, giustamente, in Italia e' acquisito e dal quale e' impensabile tornare indietro. Il problema, viceversa, e' quale tipo di bipolarismo e' utile al nostro Paese'. A dichiararlo e' stato Massimo D'Alema. 'Sono convinto che occorra costruire un sistema bipolare fondato su pochi partiti, moderni e rinnovati', ha spiegato. -






  • REGIONALI: CAFFE’ FINI-POLVERINI, BELLA CAMPAGNA ELETTORALE
    Un caffe' assieme, appena il tempo di qualche considerazione sulla campagna elettorale che si sta chiudendo. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha incontrato oggi Renata Polverini. 'Una bella campagna elettorale, emozionante', ha commentato Polverini. 'Le campagne elettorali sono tutte belle' ha risposto il presidente Fini. -






  • RADICALI A PROCURA ROMA, SOSPENDA MASI E MINZOLINI
    I radicali hanno denunciato alla procura della Repubblica di Roma il 'comizio elettorale di Berlusconi tenuto nel corso della trasmissione Uno Mattina, per 12 minuti, senza contraddittorio'. Le norme in vigore, hanno ricordato, 'vietano in qualunque trasmissione' ogni 'indicazioni di voto'. Per questo i radicali hanno chiesto la sospensione del dl Mauro Masi e del direttore del Tg1 Augusto Minzolini. -






  • REGIONALI: VERDINI, PDL RADICATO NON CI SARA’ SORPASSO LEGA
    'Non c'e' da preoccuparsi' per un possibile sorpasso della Lega sul Pdl. A dirlo il coordinatore del Popolo delle Liberta' Denis Verdini, che a Napoli risponde a una domanda sul tema. 'In Lombardia e in Piemonte - aggiunge - non c'e possibilita' di sorpasso, in quanto il Pdl e' fortemente radicato. Nelle elezioni regionali vincono le coalizioni, non i partiti'. -






  • BERSANI, NOSTRO CANDIDATO NON GIURA IN MANI IMPERATORE
    'Non abbiamo un presidente o un candidato che va a giurare nella mani dell''imperatore', recitando la 'giaculatoria'. Il presidente della Regione non giura nelle mani di nessuno e risponde ai cittadini, non al comando di Arcore'. Cosi' il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani a Imperia. -






  • RIFORME: QUAGLIARIELLO, SU SENATO SESSIONI DECENTRATE
    'Ancor prima che mettere in discussione la collocazione delle istituzioni bisognerebbe approfondirne la sostanza'. Cosi' Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario del PdL al Senato, commenta la proposta del ministro Rotondi di portare a Torino il Senato federale. 'Non e' possibile - prosegue - spostare il Parlamento dalla sede storica' e in tutti i Paesi federali il Parlamento e' nella capitale'. -






  • RIFORME: ROTONDI, SEDE SENATO FEDERALE SIA TORINO
    'La sede del Senato federale sia a Torino'. Lo ha chiesto il ministro per l'Attuazione del programma di governo Gianfranco Rotondi. 'L'Italia federale ha bisogno di nuovi simboli', ha spiegato, 'la Dc ha unito l'Italia, il Piemonte e' simbolo di questa unita''. -






  • ZAIA, AGRICOLTURA A LEGA? SE LO DICE BOSSI E’ GARANZIA
    Il fatto che sia Umberto Bossi a dire che, nel caso l'attuale ministro fosse eletto a governatore del Veneto, il ministero dell'Agricoltura' restera' comunque alla Lega, per Luca Zaia 'e' una garanzia'. Quello che il candidato alla presidenza regionale e' sicuro che non cambiera' e' 'l'impostazione ferrea' delle politiche agricole portate aventi in questi anni. -






  • REGIONALI: FFWEBMAGAZINE, FINI SCELTO COME CAPRO ESPIATORIO
    'Et voila': hanno scelto il capro espiatorio di una possibile sconfitta elettorale. Inutile girarci attorno: si chiama Gianfranco Fini'. E' quanto si legge in un editoriale di FFwebmagazine, la rivista di FareFuturo. Quanto sta accadendo, e' 'colpa di Fini? Se lo raccontano. Lo racconteranno in caso di sconfitta. Batteranno la grancassa per nascondere debolezze culturali e passi falsi strategici'. -






  • REGIONALI: LETTA (PD), MAGGIORANZA E’ ESPLOSA
    'La divisione definitiva in tre prospettive diametralmente contrastanti tra loro e' il risultato che un mese di campagna elettorale ha portato alla maggioranza di governo. Una maggioranza prima unita oggi e' esplosa'. A dichiararlo e' stato Enrico Letta, vicesegretario del Pd. 'Il dopo elezioni si annuncia all'insegna del tutti contro tutti nel centrodestra', ha aggiunto. -






  • MARONI, PDL? SE LEGA VINCE A NORD NESSUNA CONSEGUENZA
    Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha assicurato che il voto regionale non influenzera' l'equilibrio all'interno della maggioranza. 'Qualunque cosa avverra' non ci saranno ripercussioni interne nei rapporti Lega-Pdl nel governo', ha spiegato a Enrico Mentana. 'Anche se la Lega diventasse il primo partito del Nord', ha aggiunto, 'noi siamo persone serie e dobbiamo attuare un programma'. -








  • CAPEZZONE, BERSANI SU LINEA ‘TASSA E SPENDI’ PRODI-VISCO
    Per Daniele Capezzone, portavoce Pdl, 'Bersani parla tanto di alternativa, ma non propone mai nulla, se non ricette clamorosamente sbagliate'. Il segretario del Pd, ha dichiarato, 'non ha saputo fare altro che proporre la vecchia e fallimentare linea 'tassa e spendi'. Parlava Bersani, ma sembrava di risentire Prodi e Visco'. -








  • MARONI, QUANDO IL MILAN PERDE NOI VINCIAMO LE ELEZIONI
    'Storicamente, nelle ultime occasioni, quando il Milan perde noi vinciamo le elezioni..'. Intervistato da Uno Mattina, il ministro dell'Interno Roberto Maroni commenta cosi' la sconfitta dei rossoneri a Parma. E' 'una piccola consolazione', ammette il ministro. .








  • CICCHITTO, BATTUTE BERSANI COPRONO VUOTO PROGRAMMA
    Fabrizio Cicchitto ha criticato Pier Luigi Bersani. 'Le battute polemiche dell'onorevole Bersani contro Berlusconi, sparate a raffica in questo finale di campagna elettorale, non bastano a coprire due cose', ha dichiarato, 'il vuoto programmatico del Pd' e il fatto che 'esso sia soverchiato da un lato dal giustizialismo peronista di Di Pietro e dall'altro dal radicalismo di Bonino-Pannella'. -








  • REGIONALI: AVVENIRE, QUESTIONE ABORTO ESISTE ED E’ CENTRALE
    Secondo il quotidiano cattolico Avvenire, in vista delle Regionali 'la questione aborto esiste ed e' importantissima. E chi governera' le regioni avra' un ruolo che non puo' essere ignorato o minimizzato'. La sottolineatura e' contenuta in un editoriale a firma del direttore Marco Tarquinio che risponde a 'perplessita'' suscitate in diversi commentatori dalle parole di Bagnasco nella prolusione di lunedi' e da 'una presunta 'successiva' aggiunta riequilibratrice del tema del 'lavoro' a quello della 'vita' nella lista delle priorita' valoriali'. Per Tarquinio, ipotizzare una correzione di rotta della Cei, come hanno fatto alcuni, ha rappresentato 'un passaggio ardito e sorprendente' .









Umfrage
Wie haben Sie uns gefunden?
  
Zur Zeit Online
Aktuell sind 15 Gäste online
Statistics
Besucher: 2084104
Wetter

Deine IP
Dein System:

Deine IP: 38.107.179.237
Dein ISP: 179.237
Domaincheck

Ihre Wunschdomain
Domain: 

Güldag